Asia Commune https://asiacommune.org/ Equality & Solidarity Wed, 31 Dec 2025 00:29:12 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9 https://asiacommune.org/wp-content/uploads/2025/05/cropped-New_Logo_02-32x32.png Asia Commune https://asiacommune.org/ 32 32 La guerra agli emigranti e agli immigrati, Italia-UE-Stati Uniti (italiano – عربي – English) https://asiacommune.org/2025/12/31/la-guerra-agli-emigranti-e-agli-immigrati-italia-ue-stati-uniti-italiano-%d8%b9%d8%b1%d8%a8%d9%8a-english/ Wed, 31 Dec 2025 00:29:10 +0000 https://asiacommune.org/?p=11315 Se c’è una questione su cui oggi i governi di Roma, Washington e Bruxelles hanno un’identità di vedute e di prassi è la guerra agli immigrati. Sono diventati il bersaglio n. 1 da colpire con i pretesti più vili, il capro espiatorio di tutti i mali sociali che gli stessi governi, con le loro politiche anti-proletarie, incentivano: dalla disoccupazione alla diffusione delle droghe, dalla paura per il futuro incerto alla povertà alla violenza diffusa. Vengono colpiti con le deportazioni, le restrizioni ai permessi di soggiorno, le vessazioni delle polizie, nelle strade…

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Se c’è una questione su cui oggi i governi di Roma, Washington e Bruxelles hanno un’identità di vedute e di prassi è la guerra agli immigrati. Sono diventati il bersaglio n. 1 da colpire con i pretesti più vili, il capro espiatorio di tutti i mali sociali che gli stessi governi, con le loro politiche anti-proletarie, incentivano: dalla disoccupazione alla diffusione delle droghe, dalla paura per il futuro incerto alla povertà alla violenza diffusa. Vengono colpiti con le deportazioni, le restrizioni ai permessi di soggiorno, le vessazioni delle polizie, nelle strade e nelle carceri, con le feroci campagne islamofobiche, facendoli morire in mare e lungo i cammini della speranza pattugliati da bande di predoni di stato – l’ultimo affondamento targato Meloni-von der Leyen pochi giorni fa al largo della Libia, 116 morti, solo un naufrago salvato da pescatori tunisini.

Se c’è una questione su cui purtroppo, anche nei movimenti, c’è scarsa attenzione e ancor più scarsa iniziativa è proprio il contrasto alla guerra agli immigrati in tutte le sue forme e varianti – che non può assolutamente essere lasciato in appalto alle ong “specializzate” in materia, e al più o meno peloso assistenzialismo cattolico; ma va assunto come una questione-chiave della lotta al sistema capitalistico – almeno per chi a questa lotta crede e intende partecipare.

Per questa ragione abbiamo deciso di mettere in rete, download gratuito, il n. 3 della rivista “Il Cuneo rosso”, interamente dedicato al tema “Neo-colonialismo e guerra agli immigrati“. Il numero, esaurito anche nelle sue ristampe, benché sia di qualche anno fa, conserva una grande attualità. Non solo nell’indagine sulle cause delle migrazioni internazionali (con un approfondimento sull’aggressione neo-coloniale all’Africa) e sui percorsi migratori, ma anche nella descrizione-denuncia delle condizioni di lavoro e di vita delle immigrate e degli immigrati. Le ultime due sezioni della rivista sono dedicate alle lotte e alle resistenze delle popolazioni immigrate e anzitutto dei lavoratori e lavoratrici immigrati (con diverse, ampie interviste) e sul razzismo (neo-fascista, “sovranista”, “populista”) come arma dei padroni. Le conclusioni sono centrate sul come resistere e preparare il contrattacco.

Qui di seguito la sua presentazione in italiano, arabo, inglese e francese.

Buona lettura.

Una questione-chiave, per un nuovo movimento proletario

Da almeno due decenni non passa giorno senza che gli emigranti/immigrati siano sbattuti in prima pagina. Sui giornali, le tv, i social media. Una masnada di “esperti” (metà analfabeti, metà falsari, e spesso analfabeti e falsari), di giornalisti, di deputati, etc., li accusa di ogni malefatta. Importano criminalità, droga, prostituzione, malattie, costumi primitivi. Attentano alla nostra identità, alla nostra cultura, ai nostri valori, alle nostre donne, ai nostri anziani, alla nostra razza. Sono dei concorrenti sleali sul mercato del lavoro che rubano il lavoro ai “nostri”. Sono scrocconi venuti qui per campare alla grande sul nostro generoso welfare. Violano sistematicamente le nostre sacre leggi scritte e non scritte. Sono quindi un gravissimo pericolo, una gravissima minaccia da respingere con ogni mezzo a nostra disposizione, con una vera e propria mobilitazione di guerra. E già si trovano emarginati, sbandati, relitti umani o bande organizzate di aguzzini pronti a regolare i conti con loro qui, sul territorio nazionale, armi alla mano, a Macerata, a Firenze, a Rosarno, se non bastano i nostri amici in Libia, i malavitosi al soldo di Minniti e Salvini, a torturarli/e e violentarle/i sul suolo libico, e a inabissarli/le a frotte nel Mediterraneo, dopo averli rapinati dei loro miseri risparmi.

A seconda dei momenti cambia la figura-simbolo presa a bersaglio: negli ultimi tempi vanno per la maggiore i “clandestini” e i richiedenti asilo, specie se provenienti dall’Africa. Prima era toccato in sequenza ad albanesi, rom, rumeni, islamici, cinesi (quanto se ne pentì l’incauta Moratti…). In ogni caso, inferiorizzati, criminalizzati, demonizzati non sono mai solo i singoli gruppi presi di volta in volta a bersaglio; è – con loro – l’insieme degli “stranieri”. Anche quando si fa cenno formalmente alle eccezioni, queste sono usate per confermare la regola.

Ma da decenni non passa giorno senza che gli emigranti/immigrati sbattuti in prima pagina sui giornali, le tv, i social media, facciano sentire, come possono, la propria voce e le proprie ragioni con mille forme di resistenza individuali e collettive: proteste e rivolte nei campi, nei Cie, nei Cas, dimostrazioni, lotte sindacali, organizzazioni, associazioni, appelli, interviste, libri, canzoni, suicìdi. La componente più attiva e cosciente dei proletari immigrati non accetta di essere il capro espiatorio dei mali sociali che affliggono le classi lavoratrici autoctone, perché di questi stessi mali, super-sfruttamento, precarietà, insicurezza, assenza di futuro, soffrono anche loro. E a doppio.

Questa guerra di classe a intensità variabile, scatenata dai poteri capitalistici contro le lavoratrici e i lavoratori emigranti/immigrati è una delle questioni-chiave del nostro tempo, davanti a cui non si può restare neutrali. La posta in gioco è altissima, e non riguarda solo le lavoratrici e i lavoratori immigrati. Ne va della schiavitù o dell’emancipazione di tutti coloro che vivono del proprio lavoro. Padroni e governi ricorrono a ogni mezzo, aperto e coperto, per scagliare i proletari autoctoni contro quelli immigrati, per creare barriere di incomprensione e odio tra loro, tra le differenti nazionalità dell’immigrazione e anche dentro le singole nazionalità. Tale spaccatura è il segreto della stabilità del potere del capitale, sui luoghi di lavoro e nella società, non meno della contrapposizione tra occupati e disoccupati.

Questo segreto va svelato e fatto a pezzi. E va portata in luce la sostanziale coincidenza di bisogni e di interessi tra l’umanità lavoratrice autoctona e immigrata. È un’operazione urgente. Perché nella società italiana, come nel resto d’Europa, la presa di massa del razzismo di stato è crescente. Grazie al lavoro sporco compiuto dai governi e dagli apparati istituzionali negli ultimi decenni, dalla Lega, dalle destre vecchie e nuove e, in modo più subdolo ma altrettanto metodico, dal M5S. Senza nessuna forte opposizione di classe in campo. L’anti-razzismo a sfondo umanitario, con le sue petizioni a tutela dei diversi, dei poveri, dei deboli, dei disperati, o l’anti-razzismo a sfondo liberale che si esaurisce nella difesa della libertà di migrare e nella denuncia dei confini, sono argini fragili davanti ai cingolati della propaganda capitalista e agl’interventi repressivi degli stati.

Lo stato italiano, l’Unione europea, i capitalisti hanno dichiarato agli emigranti e agli immigrati una vera e propria guerra. Allora, à la guerre comme à la guerre! Il che significa, per noi, andare alle radici, alle cause di fondo permanenti, strutturali delle migrazioni internazionali, ai meccanismi del dominio colonialista-imperialista di ieri e di oggi, e dunque ai promotori di questa guerra. Significa demolire i concetti di “emergenza” migratoria e di “invasione” migratoria. Denunciare l’uso capitalistico anti-operaio della forza-lavoro coatta all’emigrazione, e la vera funzione delle politiche poliziesche di “chiusura” dell’Europa-fortezza e di esternalizzazione delle frontiere europee, di cui il governo Lega-Cinquestelle è campione (sulla scia, comunque, dei governi del Pd). Al tempo stesso, significa illustrare, per il presente e per il passato, il ruolo di avanguardie di lotta svolto spesso dai proletari immigrati, e dimostrare quanto l’ostilità e l’odio nei loro confronti sia un veleno che paralizza e uccide ogni capacità di resistenza dei proletari autoctoni.

Non siamo tra quelli che vanno alla ricerca perpetua dei soggetti proletari “puri” da esaltare contro quelli andati d’aceto. Non consideriamo le popolazioni immigrate come un unico blocco indistinto di sfruttati pronti alla lotta di classe anticapitalista. Ci è ben presente la loro crescente stratificazione sociale e la crescente esposizione ad assorbire i decadenti ‘valori’ individualistici propri delle società occidentali. Parliamo anche di queste complicazioni, ovviamente. Resta il dato di fatto che questa nuova, giovane componente del lavoro salariato ha portato qui le ardenti aspettative di riscatto di centinaia di milioni di sfruttati e sfruttate di colore, la loro voglia di scrollarsi di dosso il peso secolare della dominazione coloniale e neo-coloniale: nei propri paesi e in quell’Europa che si è arricchita nei secoli sulla loro pelle e le loro ossa. Per questo anche là dove vedi cenere, c’è il fuoco che cova. E di piccoli fuochi accesi dai lavoratori e dalle lavoratrici immigrate ne abbiamo visti in Italia nella logistica, nelle campagne, nei loro luoghi di reclusione!

Contro lo spirito cupo dei tempi, abbiamo fiducia anzitutto nell’oggettività dei processi in corso. Le migrazioni internazionali stanno rivoluzionando la composizione della nostra classe nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche, nei magazzini, negli stessi uffici. Sta nascendo in Italia e in Europa un proletariato multinazionale, multirazziale, multiculturale. Quali che siano i pregiudizi ad arte diffusi e le discriminazioni, questo processo epocale indebolisce inesorabilmente le barriere nazionali. È un processo molecolare, vitale che sta andando avanti, in profondità. Ed è proprio la paura della sua grande forza che spinge le formazioni più aggressivamente razziste ad uscire allo scoperto, e aprire la caccia agli immigrati. Hanno fretta, sentono che il tempo non lavora per loro. Dietro di esse la mano del grande capitale e degli stati, anche se i personaggetti di primo piano sono quasi sempre fanatici (o finti fanatici) piccolo-borghesi, e la manovalanza è spesso composta di marginali.

Contro lo spirito cupo dei tempi, sulla base della fiducia nell’oggettività dei processi in corso e del progressivo, esplosivo incasinarsi delle contraddizioni aperte dalla grande crisi del 2008, diciamo: nulla è già deciso. Anche i lavoratori autoctoni sono sotto attacco da decenni in Italia e in Europa. Nelle borse, nelle banche, nei governi, nei parlamenti che li stanno massacrando, non sono certo gli immigrati “clandestini” o i richiedenti asilo a dettare legge! Un solco di sfiducia e di risentimento si va scavando tra i poteri costituiti e una massa crescente di salariati, e di cittadini comuni che non sfruttano il lavoro altrui. Ecco perché la prospettiva della solidarietà, dell’unità tra lavoratrici e lavoratori autoctoni e immigrati non è un programma donchisciottesco. La guerra del capitale al lavoro salariato è unitaria; tale può e deve essere anche la resistenza e la riscossa del lavoro salariato contro il capitale. In questa guerra dei nostri giorni l’internazionalismo proletario non è un vecchio cimelio da tirar fuori dalla cantina e spolverare, è l’espressione naturale e viva di una realtà di classe contemporanea che internazionale è già. In ogni singolo paese, in ogni singola città, in un gran numero di posti di lavoro. È contro questa dura realtà dei fatti che si romperà le corna la masnada dei “sovranisti di sinistra” dedita a riciclare con una tinta di “sociale” le tematiche anti-proletarie delle destre ultra-nazionaliste e razziste.

Una rivista è una rivista, ovviamente. Per quanto sognatori, non possiamo ambire a un pubblico di massa. Ma speriamo di avere apprestato per le nostre centinaia di lettori un’arma affilata di lotta da usare a livello di massa. Il resto verrà.

Clicca qui per la versione in arabo , inglese e francese.

SOURCE:

https://pungolorosso.com

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THE CRISIS OF WORLD SOCIALIST INTERNATIONAL AND THE CLASS STRUGGLE OF SOUTH ASIA By Don Samantha https://asiacommune.org/2025/12/31/the-crisis-of-world-socialist-international-and-the-class-struggle-of-south-asia-by-don-samantha/ Wed, 31 Dec 2025 00:05:44 +0000 https://asiacommune.org/?p=11313 The post THE CRISIS OF WORLD SOCIALIST INTERNATIONAL AND THE CLASS STRUGGLE OF SOUTH ASIA By Don Samantha appeared first on Asia Commune.

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칠레:좌파 정부 몰락과 극우 재부상의 원인을 살펴본다 https://asiacommune.org/2025/12/24/%ec%b9%a0%eb%a0%88%ec%a2%8c%ed%8c%8c-%ec%a0%95%eb%b6%80-%eb%aa%b0%eb%9d%bd%ea%b3%bc-%ea%b7%b9%ec%9a%b0-%ec%9e%ac%eb%b6%80%ec%83%81%ec%9d%98-%ec%9b%90%ec%9d%b8%ec%9d%84-%ec%82%b4%ed%8e%b4%eb%b3%b8/ Wed, 24 Dec 2025 00:49:00 +0000 https://asiacommune.org/?p=11308 올해 라틴아메리카에서 나쁜 소식이 많이 들려 왔는데, 칠레 대선에 재도전한 극우 안토니오 카스트가 12월 14일 압승한 것도 그중 하나다. 카스트는 2022년 대선에서 현 대통령 가브리엘 보리치에 패했을 때보다 극우 본색을 더 선명하게 드러내며 당선됐다. 카스트는 트럼프를 본따 ‘국경 장벽’ 설치 등 강경한 이민 통제를 핵심 공약으로 내세웠고, 1973년 유혈 쿠데타로 집권한 피노체트 군부 독재를 노골적으로 찬양했다. 극우 새 대통령 카스트는 나치 독일군 장교의 아들이다ⓒ출처 José Antonio Kast 카스트는 트럼프가 라틴아메리카 극우를 지원하며 개입해 온 데서 득을 봤다. 트럼프는 베네수엘라 마두로 정부를 겁박하며 극우 코리나 마차도를 지원하고, 10월 볼리비아 극우의 대선 승리와 11월…

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올해 라틴아메리카에서 나쁜 소식이 많이 들려 왔는데, 칠레 대선에 재도전한 극우 안토니오 카스트가 12월 14일 압승한 것도 그중 하나다.

카스트는 2022년 대선에서 현 대통령 가브리엘 보리치에 패했을 때보다 극우 본색을 더 선명하게 드러내며 당선됐다. 카스트는 트럼프를 본따 ‘국경 장벽’ 설치 등 강경한 이민 통제를 핵심 공약으로 내세웠고, 1973년 유혈 쿠데타로 집권한 피노체트 군부 독재를 노골적으로 찬양했다.

극우 새 대통령 카스트는 나치 독일군 장교의 아들이다ⓒ출처 José Antonio Kast

카스트는 트럼프가 라틴아메리카 극우를 지원하며 개입해 온 데서 득을 봤다. 트럼프는 베네수엘라 마두로 정부를 겁박하며 극우 코리나 마차도를 지원하고, 10월 볼리비아 극우의 대선 승리와 11월 말 온두라스 극우의 대선 도전을 지원했다(극우 당선 유력).

트럼프가 이끄는 미국 극우 운동 마가(MAGA)도 카스트를 지원했다. 미국 보수정치행동회의(CPAC)는 대규모 행사에 카스트를 초대해 연단을 제공했고, 거기 참가한 친(親)마가 기업인들은 카스트와 회동해 지지를 약속했다.

스페인 극우 정당 복스(Vox), 아르헨티나 극우 대통령 밀레이의 정당 ‘자유전진’, 브라질 극우 전 대통령 보우소나루의 지지자들도 카스트 지지를 선언했다.

하지만 카스트가 당선한 핵심 동력은 보리치 정부가 자아낸 환멸이었다.

보리치는 2019년 칠레를 뒤흔든 대중 항쟁에서 드러난 사회개혁 염원 덕분에 부상했다. 당시 칠레에서는 중도좌파 정부의 대중교통 요금 인상에 항의하며 대중 항쟁이 분출했다(관련 기사 본지 303호, ‘100만 시위가 산티아고를 휩쓸다’).

항쟁의 핵심 구호 “30페소가 아니라 30년이 문제다”는 기성 권력층 전반에 대한 항쟁 참가자들의 분노와 사회개혁 염원을 보여 준다.

이 염원을 업고 보리치는 군부 독재 시절 제정된 헌법을 고치고 사회개혁을 하겠다고 공약하며 당선했다.

보리치는 복지를 강화하고 선주민과 성소수자 집단의 인권을 보호하겠다고 약속했다. 그러나 보리치는 기성 권력층과의 협상과, 국가 기구를 손상시키지 않고 그것을 이용해 자신의 약속을 실현하려 했다.

보리치는 중도 정당들과의 협상으로 의회에서 최저임금 인상안을 통과시킬 수 있었다. 하지만 그 인상폭은 물가 급등으로 심화되는 서민 생활고를 완화하기에는 턱없이 부족했다.

반면 그 협상을 이끌어내기 위해 보리치는 상당한 후퇴를 했다. 보리치는 경찰 권한을 강화했고, 전임 정부의 긴축 정책을 일부 계승했다. 보리치의 인기는 빠르게 식었고, 사회개혁 염원 대중의 분노와 환멸이 커졌다.

보리치는 대자본가·권력층에 맞설 힘이 있는 거리와 일터의 투쟁을 단속했고, 개헌에 정치적 판돈을 다 걸었다.

개헌에 다 걸기

보리치는 독재 정부하에서 제정된 헌법을 바꿔 칠레 민주주의를 전진시키고, 서민 생활고를 완화할 제도적 발판을 마련하겠다고 했다.

애초에 이 개헌 논의는 대중 동원을 해제시키는 맥락에서 제기된 것이었다.

보리치를 후보로 내세운 칠레 공산당은 2019년 항쟁에서 주변적 위치에 있었다. 친기업 중도 정당들과 연립 정부를 운영하며 긴축을 추진했던 이력 때문에 대중의 불신을 샀었기 때문이다.

하지만 항쟁으로 당시 정부가 개혁 요구를 일부 수용해야 하는 처지로 내몰리자, 공산당(그리고 사회당)은 이를 운동에 대한 통제력을 얻을 기회로 봤다. 공산당은 지속 가능한 개혁을 하려면 헌법을 개정해야 한다며 대대적인 개헌 운동을 벌이며 항쟁으로 분출한 대중의 에너지를 개헌으로 수렴시켰다.

개헌 문구와 개헌의 법적 절차를 둘러싼 논의가 지루하게 이어지는 동안 대중 저항은 소강됐다.

몇 년 후 보리치에 의해 발의된 개헌안은, 기껏해야 타협적이었다. 개헌안에는 노동자와 선주민들의 기본적 권리를 일부 보장하는 내용이 포함됐지만, 피노체트 정부의 야만적 탄압 기구들과 신자유주의적 정책을 보존할 근거 조항들도 포함됐다.

그 이유 하나는 개헌안 작성을 주도한 법조인들이 같은 법조계의 일원으로서 그전 헌법 작성자들과 인적·정치적으로 연결돼 있기 때문이었다. 이는 법조계뿐 아니라 칠레에 만연한 적폐다.

독재자 피노체트는 1990년에 물러났지만, 그 퇴진 과정은 범민주파 정당들과 독재 정권의 여당 사이에 이뤄진 “민주주의로의 질서 있는 전환” 합의를 통해 수행됐다.

이후 집권한 범민주파 정당들은 독재 잔당 숙정 없는 “질서를 유지하는 민주화 연합”을 추구했다. 피노체트는 죽기 전까지 단 하나의 유죄 판결도 받지 않았다.

정당 간 합의로 다시 합법화된 공산당·사회당들도 그 과정에 일조했다. 그들은 독재 잔당 청산 문제에 침묵하고 대중의 항의를 자제시켰는데, 독재 잔당 청산을 위한 투쟁으로 사회 질서가 교란되면 중도 정당들과의 개혁 협력(연립정부 수립을 통한)에 차질이 빚어질까 봐 걱정했기 때문이다.

하지만 공산당·사회당의 그런 전략은 그들이 아옌데 하에서 연립정부를 이루고 집권해 있던 1973년에 쿠데타를 막지 못함으로써 이미 실패한 바 있다.(관련해 본지 473호 ‘칠레 피노체트 쿠데타 50년: 영웅적인 노동계급 반란의 패배에서 배울 교훈은 무엇인가?’를 보시오.)

포스트 피노체트 타협의 결과로 피노체트 하에서 권력을 누리던 관료와 기업인들은 전혀 심판받지 않았고, 그 후계자들이 오늘날에도 국가 기구와 사회 상층부를 주름잡고 있다.

그런 자들과 협력하려다 누더기가 된 보리치의 개헌안은 사회개혁 염원 대중에게 실망을 줘, 국민투표에서 큰 표차로 부결됐다. 보리치 정부는 임기 첫해부터 레임덕에 빠졌다.

제헌의회 선거에서 카스트가 이끄는 공화당이 제1당이 돼, 도리어 그들이 제헌의회를 주도했다. 그들은 이민 통제 및 임신중지권 제약 강화를 골자로 하는 반동적 개헌안을 국민투표에 부쳤는데, 다행히 근소한 표차로 부결됐다.

개헌안 국민투표 동원을 제외하면, 대중 운동은 보리치 정부 임기 내내 사실상 동원 해제돼 있었다. 생활고에 항의하는 자주적인 대중 운동이 없는 상황에서 대중의 환멸과 사기저하는 심각했다. 바로 이 때문에 극우가 반사이익을 얻을 수 있었다.

칠레에서 극우 정부에 맞서 대중 저항이 되살아나야 한다. 그리고 라틴아메리카와 미국의 노동계급 사람들이 트럼프와 그의 라틴아메리카 동맹자들에 맞서 저항이 크게 벌어져야 한다.

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SOURCE:

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මානව පරිණාමයේ සිට සමාජ පරිණාමය දක්වා https://asiacommune.org/2025/12/24/%e0%b6%b8%e0%b7%8f%e0%b6%b1%e0%b7%80-%e0%b6%b4%e0%b6%bb%e0%b7%92%e0%b6%ab%e0%b7%8f%e0%b6%b8%e0%b6%ba%e0%b7%9a-%e0%b7%83%e0%b7%92%e0%b6%a7-%e0%b7%83%e0%b6%b8%e0%b7%8f%e0%b6%a2-%e0%b6%b4%e0%b6%bb/ Wed, 24 Dec 2025 00:39:20 +0000 https://asiacommune.org/?p=11304 The post මානව පරිණාමයේ සිට සමාජ පරිණාමය දක්වා appeared first on Asia Commune.

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ප්‍රාග් ශ්‍රාස්ත්‍රීය ඉතිහාසය https://asiacommune.org/2025/12/24/%e0%b6%b4%e0%b7%8a%e0%b6%bb%e0%b7%8f%e0%b6%9c%e0%b7%8a-%e0%b7%81%e0%b7%8a%e0%b6%bb%e0%b7%8f%e0%b7%83%e0%b7%8a%e0%b6%ad%e0%b7%8a%e0%b6%bb%e0%b7%93%e0%b6%ba-%e0%b6%89%e0%b6%ad-2/ Wed, 24 Dec 2025 00:23:24 +0000 https://asiacommune.org/?p=11301 The post ප්‍රාග් ශ්‍රාස්ත්‍රීය ඉතිහාසය appeared first on Asia Commune.

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GPI e UDAP rispondono all’attacco della Meloni ad Atreju https://asiacommune.org/2025/12/21/gpi-e-udap-rispondono-allattacco-della-meloni-ad-atreju/ Sun, 21 Dec 2025 17:29:15 +0000 https://asiacommune.org/?p=11291 Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Per parte nostra, ci siamo già espressi su questo fatto (o fattaccio), anche con riferimento agli storici amici dei rappresentanti dell’ANP in Italia, che per l’occasione hanno fatto finta di non conoscerli, anzi hanno recitato la parte dei risentiti nei loro confronti per essere… quello che sono. E non certo da oggi. (Red.) COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l’esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di…

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Per parte nostra, ci siamo già espressi su questo fatto (o fattaccio), anche con riferimento agli storici amici dei rappresentanti dell’ANP in Italia, che per l’occasione hanno fatto finta di non conoscerli, anzi hanno recitato la parte dei risentiti nei loro confronti per essere… quello che sono. E non certo da oggi. (Red.)

COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI

L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l’esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e  le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.

Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.

Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l’oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.

Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall’esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.

Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi.

Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.

Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all’occupazione sionista.

Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d’Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale.

Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.

Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.

Rimanere saldamente al fianco della resistenza e opporsi ai collaborazionisti è fondamentale, ora più che mai, perché è proprio sul disarmo e sulla riabilitazione dell’Autorità Palestinese che si gioca il piano Trump per la colonizzazione della Palestina e per la liquidazione della sua causa.

Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.

Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP) 

SOURCE:

https://pungolorosso.com

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¿Hay o no hay revoluciones en el Siglo XXI? https://asiacommune.org/2025/12/21/hay-o-no-hay-revoluciones-en-el-siglo-xxi/ Sun, 21 Dec 2025 17:21:58 +0000 https://asiacommune.org/?p=11286 Por Alejandro Benedetti- La Marx International Una marea revolucionaria recorre el mundo con levantamientos en Nepal, Yemen, Marruecos, Bulgaria, Turquía, Serbia, Francia, Paraguay, Perú, la Intifada Palestina de liberación nacional, Siria, la lucha de liberacion nacional de Ucrania o Rojava, etc. Estos procesos muestran que el siglo XXI está lejos de ser una época sin revoluciones. Sin embargo para el 99% izquierda mundial no existen revoluciones en el siglo XXI. Cuando estos procesos estallan hablan de “rebeliones”, “motines”, o “revueltas”, y se niegan a definirlas como revoluciones. Al definirlas de ese…

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Por Alejandro Benedetti- La Marx International

Una marea revolucionaria recorre el mundo con levantamientos en Nepal, Yemen, Marruecos, Bulgaria, Turquía, Serbia, Francia, Paraguay, Perú, la Intifada Palestina de liberación nacional, Siria, la lucha de liberacion nacional de Ucrania o Rojava, etc. Estos procesos muestran que el siglo XXI está lejos de ser una época sin revoluciones. Sin embargo para el 99% izquierda mundial no existen revoluciones en el siglo XXI. Cuando estos procesos estallan hablan de “rebeliones”, “motines”, o “revueltas”, y se niegan a definirlas como revoluciones.

Al definirlas de ese modo, la izquierda busca minimizar, y bajarle el precio a los formidables procesos revolucionarios que recorren el mundo. Desde el año 2011 se vienen desarrollando 3 oleadas revolucionarias que puedes analizar haciendo click aquí. Pero para el 99% de los grupos de izquierda mundial no son mas que simples “protestas”,  aunque esos procesos revolucionarios provoquen la caida de gobiernos, de regímenes, liquiden dictaduras, golpeen ejércitos, e incluso cambien fronteras o provoquen el surgimiento de nuevos países.

Los subjetivistas: Un retroceso del Marxismo a Hegel

Desde una perspectiva marxista, las revoluciones son procesos objetivos, enraizados en contradicciones materiales y en la lucha de clases, que pueden estallar incluso sin la presencia previa de un partido revolucionario. Pero para el 99% de los grupos de izquierda, estos procesos revolucionarios no pueden ser catalogadas como tales porque carecen del ·“factor subjetivo”, es decir, no tienen  a su frente a un partido revolucionario. Los “subjetivistas” ponen el acento en los factores “subjetivos” o “sujetos” para definir los procesos de la lucha de clases. 

Definen los procesos según las cuestiones “subjetivas” como la ideología, las personas, o los grupos políticos intervinientes. Si no existe un partido revolucionario marxista o trotskista encabezando la revolución, los “subjetivistas” dan su sentencia: “Eso no es una revolución”. No importa que haya caído un gobierno, un régimen, que haya insurecciones, o enfrentamientos armados, nada de eso importa para los dirigentes del 99% de la izquierda mundial.

El Marxismo como ciencia, es materialista. Estudia la realidad concreta: crisis económicas, opresión nacional, explotación laboral, lucha de clases, instituciones y regímenes. La lucha de clases es un evento objetivo, material que sucede independientemente de la voluntad de los partidos y organizaciones, o los “sujetos” intervinientes. Todo el tiempo los gobiernos y regímenes  autoritarios empujan a las masas a la acción directa, y esos estallidos pueden ser caóticos, contradictorios pero son expresiones concretas y objetivas de la lucha de clases que el Marxismo debe estudiar y definir. 

Por eso la ciencia marxista se denomina materialismo histórico. Porque estudia los fenómenos objetivos, materiales, concretos. Cuando Marx y Engels rompieron con el “idealismo” de Hegel, la escuela político- filosófica a la que pertenecieron, pasaron a criticar a los hegelianos porque argumentaban que la lucha era de “ideas”, y lo fundamental en el desarrollo histórico era el desarrollo de lo “subjetivo” de las “ideologías”, el mundo intelectual del choque de ideas. 

Contra el pensamiento hegeliano de que la historia y el mundo era un movimiento de “ideas”, “subjetivo”, Marx y Engels, plantearon que la base de la comprensión de la historia y la realidad política no es lo “subjetivo”, ni las “ideas”, sino lo objetivo y “material”, la economía y la lucha de clases, por eso denominaron “materialismo dialéctico” a la corriente que fundaron, en oposición a la “dialéctica idealista” de Hegel.

Los dirigentes del 99% de la izquierda mundial que se niega a definir las revoluciones del siglo XXI por el factor “subjetivo”, por los “sujetos” y las “ideas”  levantan una posición pre- marxista. Y así, en su calidad de “neo hegelianos subjetivistas” cuando se niegan a definir como revoluciones los procesos del siglo XXI terminan en el revisionismo y rompen con el marxismo. Se cumple así la ley inexorable de que todo lo que no avanza, retrocede: Estos “neo hegelianos subjetivistas” en lugar de pasar de la educación media a la universitaria, retrocedan al jardin de infantes o kindergarden hegeliano del siglo XIX.

León Trotsky contra los “subjetivistas hegelianos”

León Trotsky enfrentó violentamente a todos aquellos que despreciaban las revoluciones de las masas: … Los abogados y los periodistas … han gastado grandes cantidades de tinta en demostrar que el movimiento de Febrero … no fue en rigor más que un motín de mujeres, transformado después en motín militar. También Luis XVI se obstinaba en creer en su tiempo que la toma de la Bastilla no era más que un motín, hasta que las cosas se encargaron de demostrarle de un modo harto elocuente que se trataba de una revolución …  Los que salen perdiendo con una revolución rara vez se inclinan a llamarla por su nombre … Los privilegiados de todos los siglos y sus lacayos intentan, invariablemente, motejar de motín, sedición o revuelta de la chusma a la revolución …” (León Trotsky. ¿Quien dirigió la Revolución de Febrero? Historia de la Revolución Rusa. Capitulo VIII)

Y en el mismo texto, la Historia de la Revolución Rusa, Trotsky plantea: La historia de las revoluciones es para nosotros, por encima de todo, la historia de la irrupción violenta de las masas en el gobierno de sus propios destinos”. Una definición que por sí sola, constituye una formidable paliza a los subjetivistas. Pero Trotsky alertaba que toda revolución que triunfa enfrenta nuevos desafíos y enemigos que intentarán derrotarla. Por eso, todas las revoluciones las democráticas, las nacionales, solo triunfan en forma definitiva si tienen a su frente a una dirección revolucionaria. “Sean las que fueren las primeras etapas episódicas de la revolución en los distintos países, la realización de la alianza revolucionaria del proletariado con las masas campesinas sólo es concebible bajo la dirección política de la vanguardia proletaria organizada en Partido Comunista. Esto significa, a su vez, que la revolución democrática sólo puede triunfar por medio de la dictadura del proletariado, apoyada en la alianza con los campesinos y encaminada en primer término a realizar objetivos de la revolución democrática” León Trotsky. “¿Qué es la revolución permanente?(Tesis fundamentales)– 1930)

Es necesario aclarar que cuando Trotsky hablaba del “Partido Comunista” se refería en 1930 al partido revolucionario, aún en aquella época los Partidos Comunistas no habían perdido aún su carácter marxista. Nada que ver con los actuales “Partidos Comunistas” stalinistas que defienden el capitalismo, incluso encabezando horrorosas dictaduras capitalistas. Ya Trotsky había dado su veredicto sobre el carácter objetivo de la revolución, y aclaró que para su triunfo definitivo debía ser dirigida por un partido revolucionario. Quedaba entonces la tarea de elaborar mas profundamente acerca de la relación entre la cuestíon objetiva de la revolución y la cuestión subjetiva, el problema de la dirección revolucionaria. Fue Nahuel Moreno quien realizó esta fundamental elaboración teórica que permitió comprender la dinámica permanente de las revoluciones, y su relación con el problema “subjetivo”

Nahuel Moreno: La dialéctica entre el carácter objetivo y subjetivo de la revolución

Si para definir las existencia de una revolución es necesario tener en cuenta los factores objetivos ¿El llamado “factor subjetivo” no tiene ninguna importancia?Nahuel Moreno resolvió esta cuestión mostrando la relación dialéctica que existe entre los factores objetivos y subjetivos.  El factor subjetivo o el problema de la dirección revolucionaria tiene una importancia fundamental, pero no para definir si existe una revolución o no,  sino para definir cual es su dinámica, hacia donde va la revolución, 

Nahuel Moreno elabora la categoría de “Revolución de Febrero”, una elaboración fundamental para explicar los acontecimientos que ocurrían en el siglo XX: Se daban grandes revoluciones como la derrota de los Nazis, la revolución Yugoeslava, la China, la de Corea, o Vietnam, pero ninguna de ellas estaba dirigida por un partido revolucionario ¿Como definimos a esas revoluciones? Los trotskistas se enfrentaban a este dilema: Se daban grandes revoluciones que derriban regímenes, e incluso llegan hasta el punto de terminar expropiando a la burguesía, pero tienen a su frente a direcciones stalinistas o pequeñoburguesas, ¿cómo las categorizamos?

Nahuel Moreno comenzó a plantear que la Revolución Rusa ya había resuelto este problema. En 1957, cuando Moreno llevababa cabo esta elaboración la Revolución Rusa había sucedido hacía sólo apenas cuarenta años y se había desarrollado como un proceso en el cual hubo primero una revolución en febrero que derrotó al Zar, y abrió las puertas de la revolución obrera. Luego se desarrolló un interregno en el cual maduraron las condiciones subjetivas, se fortalecieron los organismos de poder dual, la clase obrera hizo la experiencia con los oportunistas en un proceso que desembocó en la revolución de Octubre la cual fue dirigida por un partido revolucionario.

Habiendo observado el curso de las primeras revoluciones de posguerra, Nahuel Moreno había sacado la conclusión de que al no existir un partido revolucionario con influencia de masas a nivel mundial, las revoluciones se desarrollarían con el mismo esquema de la Revolución Rusa, es decir, comenzando con “revoluciones de febrero”, continuando con un interregno que no necesariamente debía ser el mismo en cantidad de tiempo que en la Revolución Rusa, podría ser de meses o años dependiendo del ritmo de maduración de las condiciones subjetivas, para luego dar lugar a Octubre.

Así lo explica Nahuel Moreno: “La revolución húngara y polaca han planteado un gran problema teórico y, a mi juicio, lo han solucionado: la revolución política tendrá al igual que las revoluciones clásicas, su revolución de febrero y su revolución de octubre, y un interregno de poder dual. Es decir, la revolución política es igual, en su mecánica, a la revolución social” (ídem) Este descubrimiento y elaboración de Nahuel Moreno es probablemente el más genial e importante de toda su trayectoria, un extraordinario aporte a la teoría marxista sin cuya existencia es imposible comprender los acontecimientos políticos del siglo XX, y ni que hablar de los del siglo XXI caracterizado por espectaculares revoluciones que no tienen a su frente a partidos revolucionarios.

La revolución permanente significa que todo el tiempo se desarrollan revoluciones, en forma objetiva, independiente de nuestra voluntad. Pero al ir contra el capitalismo, y no tener a su frente a una dirección revolucionaria la revolución que se produce es de Febrero, una revolución “inconscientemente” socialista. Es decir, las masas hacen una revolución, pero no lo saben, pero han abierto un interregno que puede conducir a Octubre. 

Nahuel Moreno caracteriza entonces que la revolución de Febrero abre las puertas de una revolución diferente, la de Octubre, una revolución socialista “consciente”, que la clase obrera lleva adelante “para sí”, porque tiene a su frente a un partido revolucionario. Ambas revoluciones están profundamente entrelazadas, ambas van contra el capitalismo, ambas son socialistas, pero se diferencias por la cuestión “subjetiva”. Febrero no está dirigida por un partido revolucionario, como las revoluciones que observamos hoy en el siglo XXI, pero abre las puertas a que maduren las condiciones para que se pueda construir un partido revolucionario y se pueda lograr la revolución de Octubre.

A su vez, en la medida en que no madure el factor subjetivo, y no surja el partido revolucionario, las revoluciones de febrero van a repetirse con nuevos episodios, lo que Nahuel Moreno llamó “febreros recurrentes”. Esta categorización de las revoluciones en “revoluciones de febrero”, “revoluciones de octubre” diferenciándolas por el factor subjetivo, es el mayor y más trascendental aporte a la Teoría de la Revolución Permanente de Trotsky que permite comprender todas las revoluciones del siglo XX, y las actuales revoluciones del siglo XXI.

Agrupar a los revolucionarios para intervenir en las revoluciones del siglo XXI

La crisis de dirección revolucionaria se resuelve abordando el desafío de agrupar a los revolucionarios alrededor de una guía teórica firme, el marxismo. La única corriente que defiende los principios del marxismo es el trotskismo ortodoxo, el cual nos permite abordar y comprender el carácter revolucionario de los procesos del siglo XXI: Comprender su dinámica, sus límites y sus potencialidades. En muchos casos, la ausencia de una dirección revolucionaria organizada conduce a que las viejas élites o nuevas fracciones burguesas recuperen el control, desviando o derrotando momentáneamente las revoluciones. Sin embargo, no existe ni existirá jamás una revolución lineal, o sin contradicciones, en todas habrá y hay idas y vueltas, marchas y contramarchas, triunfos y derrotas. 

Nada de este camino difícil borra el carácter objetivo de los levantamientos ni su importancia histórica. Reconocer las revoluciones del siglo XXI implica analizarlas críticamente: sus demandas, sus sujetos sociales, sus formas de organización y sus resultados. Solo a partir de ese análisis materialista es posible extraer lecciones estratégicas, construir organizaciones revolucionarias enraizadas en la clase trabajadora y preparar nuevas oleadas de lucha que puedan ir más allá del cambio de gobierno hacia una verdadera transformación social. La Marx International saluda las revoluciones del siglo XXI de Nepal a la Intifada Palestina, desde Ecuador a Rojava, desde Bulgaria a Bangladesh. Y te convoca para reagruparnos en el camino de intervenir en ellas, apoyarlas y extenderlas en el camino de la lucha por el Socialismo Global.

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Are there revolutions in the 21st century or not? https://asiacommune.org/2025/12/21/are-there-revolutions-in-the-21st-century-or-not/ Sun, 21 Dec 2025 17:12:35 +0000 https://asiacommune.org/?p=11282 By Alejandro Benedetti – The Marx International A revolutionary tide is sweeping the world with uprisings in Nepal, Yemen, Morocco, Bulgaria, Turkey, Serbia, France, Paraguay, Peru, the Palestinian Intifada for national liberation, Syria, the national liberation struggle of Ukraine or Rojava, etc. These processes show that the 21st century is far from being an era without revolutions. However, for 99% of the world’s left, there are no revolutions in the 21st century. When these processes erupt, they speak of “rebellions,” “riots,” or “uprisings ,” and refuse to define them as revolutions By…

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By Alejandro Benedetti – The Marx International

A revolutionary tide is sweeping the world with uprisings in Nepal, Yemen, Morocco, Bulgaria, Turkey, Serbia, France, Paraguay, Peru, the Palestinian Intifada for national liberation, Syria, the national liberation struggle of Ukraine or Rojava, etc. These processes show that the 21st century is far from being an era without revolutions. However, for 99% of the world’s left, there are no revolutions in the 21st century. When these processes erupt, they speak of “rebellions,” “riots,” or “uprisings ,” and refuse to define them as revolutions

By defining them in this way, the left seeks to minimize and downplay the formidable revolutionary processes sweeping the world. Since 2011, three revolutionary waves have been unfolding, which you can analyze by clicking here. But for 99% of left-wing groups worldwide, these are nothing more than simple ” protests,” even though these revolutionary processes bring down governments and regimes, dismantle dictatorships, weaken armies, and even change borders or lead to the emergence of new countries.

The Subjectivists: A Step Back from Marxism to Hegel

From a Marxist perspective, revolutions are objective processes, rooted in material contradictions and class struggle, which can erupt even without the prior presence of a revolutionary party. But for 99% of left-wing groups, these revolutionary processes cannot be categorized as such because they lack the “subjective factor” —that is, they are not led by a revolutionary party. “Subjectivists” emphasize “subjective” factors or “subjects” to define the processes of class struggle.

They define processes according to “subjective” factors such as ideology, the people involved, or the political groups participating. If there isn’t a revolutionary Marxist or Trotskyist party leading the revolution, the “subjectivists” pronounce their verdict: “That’s not a revolution .” It doesn’t matter if a government or regime has fallen, if there are insurrections or armed confrontations; none of that matters to the leaders of 99% of the global left.

Marxism, as a science, is materialist. It studies concrete reality: economic crises, national oppression, labor exploitation, class struggle, institutions, and regimes. Class struggle is an objective , material event that occurs independently of the will of parties and organizations, or the intervening “subjects .” Governments and authoritarian regimes constantly push the masses into direct action, and these outbursts may be chaotic and contradictory, but they are concrete and objective expressions of the class struggle that Marxism must study and define.

That is why Marxist science is called historical materialism. Because it studies objective, material, concrete phenomena. When Marx and Engels broke with the “idealism” of Hegel, the political-philosophical school to which they belonged, they went on to criticize the Hegelians because they argued that the struggle was one of ” ideas ,” and that what was fundamental in historical development was the development of the “subjective” aspects of “ideologies ,” the intellectual world of the clash of ideas.

Against the Hegelian thought that history and the world was a movement of “ideas ,” ” subjective ,” Marx and Engels argued that the basis for understanding history and political reality is not the “subjective ,” nor “ideas ,” but the objective and “material ,” the economy and the class struggle; for this reason they called the current they founded “dialectical materialism ,” in opposition to Hegel’s “idealist dialectics.”

The leaders of the 99% of the global left who refuse to define 21st-century revolutions by the “subjective” factor , by “subjects” and “ideas,” adopt a pre-Marxist position. And so, in their capacity as “subjective neo-Hegelians,” when they refuse to define 21st-century processes as revolutions, they end up in revisionism and break with Marxism. Thus, the inexorable law is fulfilled that everything that does not advance, regresses: These “subjective neo-Hegelians,” instead of progressing from secondary to university education, regress to the Hegelian kindergarten of the 19th century.

Leon Trotsky against the “Hegelian subjectivists”

Leon Trotsky vehemently confronted all those who despised mass revolutions: ” …Lawyers and journalists… have spent vast quantities of ink trying to prove that the February movement… was in reality nothing more than a women’s riot, later transformed into a military mutiny. Louis XVI, too, stubbornly insisted in his time that the storming of the Bastille was merely a riot, until events proved to him quite eloquently that it was a revolution… Those who lose out in a revolution rarely dare to call it by its name… The privileged of every age and their lackeys invariably try to label a revolution a riot, sedition, or mob revolt…” (Leon Trotsky, Who Led the February Revolution? History of the Russian Revolution, Chapter VIII)

And in the same text, *History of the Russian Revolution*, Trotsky states: ” The history of revolutions is, for us, above all, the history of the violent irruption of the masses into the governance of their own destinies.” A definition that, in itself, constitutes a formidable blow to the subjectivists. But Trotsky warned that every triumphant revolution faces new challenges and enemies who will try to defeat it. Therefore, all revolutions—democratic, national, and otherwise—only achieve definitive success if they are led by a revolutionary leadership. “Whatever the initial episodic stages of the revolution may be in the various countries, the realization of the revolutionary alliance of the proletariat with the peasant masses is only conceivable under the political leadership of the proletarian vanguard organized as a Communist Party. This means, in turn, that the democratic revolution can only triumph through the dictatorship of the proletariat, supported by the alliance with the peasantry and directed primarily towards achieving the objectives of the democratic revolution.” Leon Trotsky, ” What is Permanent Revolution? (Fundamental Theses) – 1930″

It is necessary to clarify that when Trotsky spoke of the ” Communist Party,” he was referring in 1930 to the revolutionary party. Even then, Communist Parties had not yet lost their Marxist character. This has nothing to do with the current Stalinist “Communist Parties” that defend capitalism, even leading horrific capitalist dictatorships. Trotsky had already given his verdict on the objective character of the revolution and clarified that for its ultimate triumph, it had to be led by a revolutionary party. The task then remained to elaborate more deeply on the relationship between the objective question of the revolution and the subjective question, the problem of revolutionary leadership. It was Nahuel Moreno who carried out this fundamental theoretical elaboration, which allowed for an understanding of the ongoing dynamics of revolutions and their relationship to the “subjective” problem.

Nahuel Moreno: The dialectic between the objective and subjective character of the revolution

If defining the existence of a revolution requires considering objective factors, does the so-called “subjective factor” have no importance? Nahuel Moreno resolved this question by demonstrating the dialectical relationship between objective and subjective factors. The subjective factor, or the problem of revolutionary leadership, is of fundamental importance, not for defining whether a revolution exists or not, but for defining its dynamics, where the revolution is headed.

Nahuel Moreno developed the category of “February Revolution,” a fundamental concept for explaining the events of the 20th century: There were major revolutions such as the defeat of the Nazis, the Yugoslav Revolution, the Chinese Revolution, the Korean Revolution, and the Vietnamese Revolution, but none of them were led by a revolutionary party. How do we define these revolutions? Trotskyists faced this dilemma: There were major revolutions that overthrew regimes, even going so far as to expropriate the bourgeoisie, but they were led by Stalinist or petty-bourgeois leaderships. How do we categorize them?

Nahuel Moreno began to argue that the Russian Revolution had already resolved this problem. In 1957, when Moreno was developing this argument, the Russian Revolution had taken place only forty years earlier and had unfolded as a process that began with the February Revolution, which overthrew the Tsar and paved the way for the workers’ revolution. This was followed by an interregnum during which subjective conditions matured, the dual power structures strengthened, and the working class gained experience with the opportunists in a process that culminated in the October Revolution, which was led by a revolutionary party.

Having observed the course of the first post-war revolutions, Nahuel Moreno had concluded that, since there was no revolutionary party with mass influence worldwide, the revolutions would develop with the same pattern as the Russian Revolution, that is, beginning with “February revolutions,” continuing with an interregnum that did not necessarily have to be the same amount of time as in the Russian Revolution, it could be months or years depending on the rate of maturation of the subjective conditions, and then giving way to October.

This is how Nahuel Moreno explains it: “The Hungarian and Polish revolutions have posed a great theoretical problem and, in my opinion, have solved it: the political revolution will have, like the classical revolutions, its February revolution and its October revolution, and an interregnum of dual power. That is to say, the political revolution is the same, in its mechanics, as the social revolution” (ibid.). This discovery and elaboration by Nahuel Moreno is probably the most brilliant and important of his entire career, an extraordinary contribution to Marxist theory without which it is impossible to understand the political events of the 20th century, not to mention those of the 21st century characterized by spectacular revolutions that are not led by revolutionary parties.

Permanent revolution means that revolutions are constantly unfolding, objectively, independently of our will. But when we go against capitalism, and without a revolutionary leadership at its head, the resulting revolution is a February revolution, an “unconsciously” socialist revolution. That is to say, the masses are making a revolution, but they don’t know it; they have opened an interregnum that could lead to October.

Nahuel Moreno thus characterizes the February Revolution, opening the door to a different revolution, the October Revolution, a “conscious” socialist revolution that the working class carries out “for itself” because it has a revolutionary party at its head. Both revolutions are deeply intertwined, both are against capitalism, both are socialist, but they differ in the “subjective” aspect . February is not led by a revolutionary party, like the revolutions we observe today in the 21st century, but it opens the door for the conditions to mature so that a revolutionary party can be built and the October Revolution can be achieved.

In turn, to the extent that the subjective factor does not mature, and the revolutionary party does not emerge, the February revolutions will be repeated with new episodes, what Nahuel Moreno called “recurrent Februaries .” This categorization of revolutions into “February revolutions” and “October revolutions,” differentiating them by the subjective factor, is the greatest and most transcendental contribution to Trotsky’s Theory of Permanent Revolution, allowing us to understand all the revolutions of the 20th century, and the current revolutions of the 21st century.

To unite revolutionaries to intervene in the revolutions of the 21st century

The crisis of revolutionary leadership is resolved by addressing the challenge of uniting revolutionaries around a firm theoretical framework: Marxism. The only current that defends the principles of Marxism is orthodox Trotskyism, which allows us to address and understand the revolutionary character of 21st-century processes: to understand their dynamics, their limitations, and their potential. In many cases, the absence of organized revolutionary leadership leads to the old elites or new bourgeois factions regaining control, diverting or momentarily defeating revolutions. However, there is no such thing as a linear revolution, or one without contradictions; all revolutions involve setbacks, advances and countermarches, triumphs and defeats.

None of this difficult path erases the objective nature of the uprisings or their historical importance. Recognizing the revolutions of the 21st century implies analyzing them critically: their demands, their social actors, their forms of organization, and their outcomes. Only from this materialist analysis is it possible to draw strategic lessons, build revolutionary organizations rooted in the working class, and prepare new waves of struggle that can go beyond mere government change toward genuine social transformation. The Marx International salutes the 21st-century revolutions from Nepal to the Palestinian Intifada, from Ecuador to Rojava, from Bulgaria to Bangladesh. And it calls upon you to regroup with us on the path of intervening in them, supporting them, and extending them along the road to the struggle for Global Socialism.

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¡Viva la Revolución en Bulgaria! https://asiacommune.org/2025/12/21/viva-la-revolucion-en-bulgaria/ Sun, 21 Dec 2025 16:59:44 +0000 https://asiacommune.org/?p=11278 La Marx International El gobierno del primer ministro de Bulgaria, Rosen Zhelyazkov dimitió el 11 de diciembre del 2025 producto del levantamiento de protestas en todo el país, contra las medidas que había impulsado, diseñadas principalmente para proteger los intereses de los oligarcas que controlaban sectores clave del capitalismo búlgaro. Las movilizaciones pusieron punto final a la coalición de gobierno capitalista de centro derecha integrada por el conservador partido “Ciudadanos por el Desarrollo Europeo de Bulgaria” (GERB), el Partido Socialista Búlgaro (BSP) y el partido capitalista “Existe tal pueblo” (ITN). La ola de descontento, marcada…

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La Marx International

El gobierno del primer ministro de Bulgaria, Rosen Zhelyazkov dimitió el 11 de diciembre del 2025 producto del levantamiento de protestas en todo el país, contra las medidas que había impulsado, diseñadas principalmente para proteger los intereses de los oligarcas que controlaban sectores clave del capitalismo búlgaro. Las movilizaciones pusieron punto final a la coalición de gobierno capitalista de centro derecha integrada por el conservador partido “Ciudadanos por el Desarrollo Europeo de Bulgaria” (GERB), el Partido Socialista Búlgaro (BSP) y el partido capitalista “Existe tal pueblo” (ITN).

La ola de descontento, marcada por una importante participación juvenil y encabezada por la Generación Z como está ocurriendo en todos los procesos revolucionarios que se dan en el mundo, comenzó a finales de noviembre cuando el Gobierno intentó aprobar el presupuesto para abandonar la moneda nacional, el Levs y adoptar el Euro a partir del 1° de enero de 2026, para incorporarse así a la Eurozona después de ser miembro de la Unión Europea desde 2007. 

Sin embargo, producto de la oleada de movilizaciones, el Gobierno encabezado por el GERB retiró su proyecto de presupuesto el pasado 3 de diciembre, obligado por las manifestaciones que rechazaban las subidas de ciertos impuestos y cotizaciones a la seguridad social incluídas en el presupuesto. Además, las manifestaciones denunciaron que los aumentos incluídos en el presupuesto pretendían ocultar la malversación de fondos.

Bulgaria se incorpora a la 3era oleda revolucionaria global

La revolución en Bulgaria forma parte del proceso revolucionario global que se desarrolla en los 5 continentes, una 3er oleada que atraviesa Turquía, Serbia, Bangladesh, Nepal, Marruecos, Perú, Paraguay, Ecuador, Francia, la guerra de revolución nacional de Ucrania, Siria, Rojava, y la Intifada de liberación nacional Palestina, etc. La revolución en Bulgaria es una bofetada en el rostro de aquellos que afirman que hay un ascenso del fascismo y la ultraderecha porque liquida un gobierno capitalista “de derecha” igual que lo son Meloni, Trump o Milei.

A su vez, esta revolución de febrero expresa los avances en la conciencia que están sucediendo en todo el mundo. El activismo búlgaro protesta cuando el gobierno del GERB presenta un presupuesto en euros, pero hace 10 años atrás los activistas ucranianos o de los países del este de Europa se movilizaban a favor del Euro creyendo que si entraban al Euro o  a la UE iban a poder salir de la pobreza y la miseria.

Ahora, producto de las luchas obreras en toda Europa contra los ataques a las condiciones de vida, las revoluciones en países como Francia que golpean a los gobiernos capitalistas como el de Macron, sumado a las huelgas generales en Italia, Portugal y Bélgica provocan que aquellas promesas de que con la entrada a la Eurozona en 2026 habría una mayor estabilidad económica y una mejor calidad de vida, se esfumen por los aires. Los activistas búlgaros ya no creen en el euro lo que supone un enorme avance en la conciencia porque cuestiona al capitalismo y al imperialismo europeo.

¡Apoyamos la revolución búlgara! ¡Viva la lucha del pueblo de Bulgaria!

Aunque Bulgaria forma parte de la Unión Europea y de la zona euro, el gobierno del GERB presentaba su plan como un programa de “modernización y estabilidad”, pero en la práctica consolidaba las ganancias de las grandes empresas imperialistas y de las clases dominantes búlgaras apoyada en redes clientelares movidas por el verdadero poder en las sombras del ex primer ministro Boiko Borísov y el oligarca Delian Peevski quienes controlaban el poder junto al gobierno de Zhelyazkov, sin siquiera tener cargos en el gabinete, solo mediante su control del estado capitalista.

Por eso las movilizaciones que se produjeron en todo el país, y en todos los países del mundo donde hay residentes búlgaros el pueblo exhibía objetos simbólicos, entre ellos un gran sofá amarillo con la leyenda “Divan, Divan”, un juego de palabras con el nombre del diputado de Peevski Bayram Bayram, y cantaban consignas contra Borísov, reclamando que salgan del poder. El gobierno defendía bajos déficits y disciplina presupuestaria, mientras recortaba de manera desproporcionada el gasto social, la inversión en educación pública y los programas de apoyo a jóvenes, mientras paralelamente mantenía exenciones fiscales, deducciones especiales y regímenes preferenciales para grandes conglomerados cercanos al poder.

Otro pilar del plan económico era la continuación de un proceso de privatización selectiva de empresas y servicios públicos, bajo el discurso de eficiencia y convergencia con los estándares de la UE para vender y concesionar infraestructuras energéticas, transporte, telecomunicaciones y servicios municipales. Además de ser una entrega del patrimonio del país, las operaciones se realizaban en licitaciones diseñadas para favorecer a consorcios vinculados a los mismos oligarcas que influían en la política nacional. 

A la par, los jóvenes búlgaros de la Gen Z sufren la flexibilidad laboral y bajos salarios como supuesta vía para atraer inversión extranjera. Se facilitaban contratos temporales, subcontratación y formas precarias de empleo, especialmente entre jóvenes. La Generación Z se encontraba atrapada entre salarios bajos, escasas oportunidades de desarrollo profesional y una emigración masiva hacia otros países de la Unión Europea en busca de mejores condiciones.

Desde La Marx International saludamos la revolución en Bulgaria. Viva la lucha de los trabajadores y el pueblo!!! A su vez, saludamos que el pueblo búlgaro pase a engrosar la larga fila de revoluciones que atraviesa el mundo, en el camino pero derrotar el capitalismo imperialista gobernado desde Wall Street y que los burócratas de Bruselas defienden, en el camino de la lucha por el Socialismo Global.

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